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"Una bottega del falegname, una 'boteghina' , non era dotata che di banco di lavoro con morsa, tre o quattro seghe a mano di diversa grandezza, martelli, tenaglie, raspe, lime, pialle e piallicci per i vari usi [...]"

Cosi' come la bravura di un pittore sta nel miscelare i colori per dar vita ad una tela, l'arte del falegname sta nella perfezione degli incastri del manufatto.

L'arte di lavorare il legno, già da secoli, costituiva uno dei settori principali della realtà artigianale di Città di Castello: dalle campagne alle città erano numerose le botteghe dei falegnami che caratterizzavano i vicoli.

Fin da allora la peculiarietà della produzione Altotiberina sta nell'arte di realizzare mobili in stile utilizzando sia legno antico recuperato, sia legno nuovo, comunque sempre ed esclusivamente massello,  evitando  l'uso di materiali  tipo truciolare, melaminico MDF o nobilitati. Dalla documentazione presente nelia Archivi Storici della Diocesi e da queli del Comune, si evince come l'attività del falegname sia stata di prima importanza nella vita sociale cittadina già dal XVIII secolo.

Per mobile in stile si intende il pezzo prodotto recentemente ricalcando il più possibile un modello originale. Si tratta di repliche che non hanno alcun intento ingannevole e sono ispirate ai tipi più diffusi e noti del passato.

Il mobile in stile altotiberino risente in particolare degli influssi stilistici sia umbri che toscani, di epoca rinascimentale e tardo rinascimentale.

 

bancone realizzato mostra "Regioni e Testimonianze d'Italia" stand Regione Umbria, in occasione dei 150 anni Unità d'Italia > aprile luglio 2011 -  Palazzo di Giustizia - Roma